CONVENTO

Convento Sant’Antonio
La storia.(Tratto da Salerno Sacra ricerche storiche )
Nel 1356, per interessamento del francescano padre Antonio di Villa Regia, dei nobili e dei cittadini di S.Severino, e del vescovo di Alife, viene avanzata richiesta al papa di costruire un convento sul castello dei Sanseverino.
Innocenzo V concede ai frati minori della provincia di terra di lavoro “seu neapolitana” licenza di ricevere un sito “in castro s. severini salernitane diocesis” per fondare e costruire “unum locum cum ecclesia seu coemeterio, domibus et aliis necessariis officinis, dummodo duodecim fratres dicti inibi morantur decenter et congrue valeant substentari”.
In realta’ , Tommaso III Sanseverino, quasi presago dell’imminente scomparsa, consente nel 1358 ai francescani di realizzare sulla collina del castello una sede provvisoria in attesa della costruzione da lui voluta nel convento a valle, nel casale Mercato, sotto il titolo di S. Francesco.
In un documento dell’archivio di Montevergine nel 1368 si parla di un “subsidium campanilis in ecclesia S. Francisci de S. Severinio faciendi”.
Con la bolla del 3 aprile 1372 Gregorio XI concede l’indulgenza di un anno e 40 giorni a quanti visitano la chiesa della b. Maria Annunziata del convento dei frati minori dell’ordine di S. Francesco nel borgo di S. Severino veramente pentiti e confessati nelle feste di Natale, Circoncisione, Epifania, Pasqua, Ascensione, Corpus Domini, Pentecoste e nelle feste principali della b. Vergine, di s. Giovanni Battista e dei ss. apostoli Pietro e Paolo.
Nel novembre 1418 a fra Ventolo Caradonia, guardiano “conventus S. Francisci de foro S.. Severini”, viene venduta una casa.
Il 18 marzo 1529 Cesare de Felice dispone per testamento che dopo la sua morte venga seppellito “intus monasterium Sancti Francisci de foro Sancti Severini” e lascia un legato per i suoi funerali e 7 messe. Il 7 novembre dello stesso anno anche Elio de Fusculis di S.Angelo chiede di essere seppellito “intus monasterium Sancti Francisci”, al quale lascia un legato.
Nel luglio 1559 il convento riceve una donazione da Caterina Intella di Acigliano.
Il 21 marzo 1587 viene fondata presso il convento di S. Francesco la confraternita della SS. Concezione Immacolata Vergine. Tra i confratelli prevale una folta rappresentanza del patriziato locale. Da un inventario dello stesso anno emerge che il convento ha un’entrata di circa 400 ducati annui, senza calcolare il valore del grano, del vitto e di altre vettovaglie.
Ancora alla fine del cinquecento, da un atto di concessione di un immobile ubicato “in capo a lo mercato nuovo”, risulta che il convento di S. Francesco e’ titolare della “dohanam de li panni di gefuni”, cioe’ della dogana dei panni di Giffoni.
Nel 1625 e’ denominato ancora “convento di S. Francesco dei padri conventuali della scarpa nel suolo di Mercato S. Severino”.
Il 3 novembre 1638 Antonio Todisco e Nunziante de Pierri, molinari di S. Severino, prendono in fitto il molino detto “del convento di S.Francesco”, sito a Mercato, per la durata di un anno.Il canone e’ di 90 ducati annui con la condizione “franco de macena per i conventuali”.
Il 18 gennaio 1647 Lorenzo Pastorale acquista da Marco Antonio Prignano, abate del convento di S. Francesco, una “apotecha magazeno in lamia” sita a Mercato “prope et iuxta lo molino del convento”.
Tra il 1666 e il 1668 il convento di S. Francesco appare controparte e in ben 18 istrumenti relativi a concessioni di censi stipulati dal notaio Natale Moiella di Pandola, senza tener conto di altri rogiti (contratti di fitto, procure, quietanze ecc) stipulati nello stesso periodo con altri notai.
Nel 1745 una catastrofica alluvione provoca il crollo dell’antica chiesa di S. Francesco.
Dal catasto onciario di S. Severino, redatto nel 1754, risulta che il convento di S. Francesco e’ titolare di 2 case palaziate con cantina, stalla, giardino e cappella; 6 case; 10 botteghe; un molino con casa; un forno con casa; un terzo di una speziaria; 18 fondi seminativi arbustati, vitati e in parte adacquatori per complessive 118 moggia; 11 selve cedue castagnali per complessivi 39 moggia; un castagneto, 2 orti, 2 giardini e 3 territori di superficie imprecisata. beni che fruttano una rendita di 2976,26 once alla quale occorre aggiungere l’altra di 726,06 once provenienti da interessi su capitali concessi a prestito a 105 ricorrenti.
Nel 1779se ne precisa l’ubicazione: “a pochi passi dall’abitato”; e il numero dei religiosi che l’abitano: 8 sacerdoti, 2 chierici e 4 laici professi.
Il convento dei minori conventuali è soppresso dal governo napoleonico nel 1707 e trasformato in sede della gendarmeria.
Nel 1809 la comunità è composta da 190 padri sacerdoti e 5 laici professi. Il 13 novembre dello stesso anno il sindaco chiede all’intendente di lasciare nel soppresso convento l’ex superiore padre Aniello Pecoraro perchè molto anziano e sprovvisto di una propria abitazione.
Inoltre, la sua permanenza, potrebbe assicurare la sua celebrazione della messa giornaliera per la confraternita e gli aiuti spirituali ai fedeli.
Il 22 agosto 1811 la chiesa viene riaperta al culto.
Il parroco l’aveva chiesta al governo perché si presentava più bella e più grande di quella parrocchiale, otre ad essere ben fornita di arredi sacri.

Il sacerdote si impegnava a non pregiudicare i diritti che in quella chiesa vantava la confraternita dell’Immacolata Concezione.
Il 22 settembre 1838, con regio decreto di Ferdinando, re di Napoli, il Comune di Mercato S. Severino viene autorizzato a cedere i locali del soppresso monastero di S. Antonio dei conventuali alla famiglia religiosa dei frati minori osservanti, che desiderano aprire in S. Severino una loro comunità.
La chiesa, che funzionava da parrocchiale, viene pertanto liberata dal parroco che torna nell’antica sede di Maria delle Grazie.
Il reale rescritto è comunicato all’arcivescovo dopo 3 anni (il 20 marzo 1841), epoca in cui i frati minori osservanti si stabiliscono nel convento con la condizione di vivere “in forma di stretto ritiro simile a quello di Torchiati in Montoro”.
Nel mese di maggio 1841 il padre provinciale dei minori osservanti di Principato espone al Santo Padre che il re di Napoli si era degnato di concedere alla provincia il convento di S. Francesco in Mercato S.Severino una volta dei padri conventuali.
Il 31 luglio 1850 il padre provinciale riceve comunicazione dal re dell’avvenuta restituzione del giardino, di antica spettanza del convento di S. Antonio in Mercato S. Severino, temporaneamente posseduto dai padri cassinesi di Cava.
Il 19 giugno 1855 l’arcivescovo, monsignor Paglia, ricorda al generale dei minori osservanti a Roma che per il convento di S. Severino la prescrizione di vivere in ritiro di stretta osservanza, quindi anche di vita comune, con regola simile al convento di Torchiati, e’ condizione “sine qua non” per l’esistenza del convento secondo quanto convenuto.
Il 18 luglio 1863 il sindaco di Mercato S. Severino comunica al padre provinciale l’esistenza di alcuni inconvenienti e minaccia che farà tutto ciò che legalmente gli è consentito per chiudere il convento.
Con verbale del 3 agosto 1866, tra l’amministrazione comunale e il ricevitore del Demanio e delle Tasse di S. Severino, si conviene il trasferimento al comune di Fisciano dell’intero fabbricato di S. Antonio (ex S. Francesco con la chiesa annessa) con l’obbligo, per quest’ultima di mantenere il culto, per cui viene nominato come rettore il sacerdote Felice Citro.
Dopo la chiusura intervenuta nel 1866, in seguito alle note leggi di soppressione, i locali dell’ex convento vengono adibiti a carcere mandamentale ed a scuole elementari.
Alla data dell’8 luglio 1868 risulta che nella chiesa di S. Antonio dell’ex convento dei Frati Minori osservanti, il parroco di S. Severino ha sempre esercitato a suo piacere, ed in sua assenza ha fatto esercitare ai frati del convento “i diritti di spirituale giurisdizione con amministrazione dei sacramenti”.
Il 7 luglio 1869 il comune, con regolare istrumento, cede in consegna la chiesa di S. Antonio al parroco e il 19 settembre, con decreto arcivescovile di monsignor Salomone, il titolo della parrocchia è cosi stabilito: “S. Maria delle Grazie e S. Antonio”.
Il 30 marzo 1879 il municipio di Mercato S. Severino notifica all’arcivescovo di Salerno che i “minori osservanti fanno vive pressioni e pratiche per riavere la chiesa e il convento di S. Antonio, da cui furono espulsi sia per legge generale del 1866, sia per circostanze particolari locali”.

Il convento è rivendicato dal comune di Fisciano, cui era stato ceduto dal Demanio, che ne aveva destinato una parte ad usi civili, come sede di carcere mandamentale e scuola elementare, una ad abitazioni ed una terza a magazzini.
I frati ci ritornano nel 1880. Riscattano il convento, specie per opera di p. Francesco Santoro, di Mercato S. Severino, e fanno consacrare la chiesa il 13 ottobre 1895.
Nel 1944 anche la parte del convento adibita a carcere viene restituita ai frati, i quali con zelo si prodigano per istituirvi un orfanotrofio e un convitto per il benessere fisico, intellettuale e morale dei fanciulli.

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