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	<title>Parrocchia Sant'Antonio</title>
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		<title>Crocifissi a scuola – La sentenza di Strasburgo</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 12:10:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ferita per la convivenza civile 
di
Bruno Forte
Arcivescovo di Chieti-Vasto
(Il Sole 24 Ore, Giovedì 5 Novembre 2009, 18)
Alcide De Gasperi, uomo di altissimo profilo morale e cristiano dalla profonda tensione spirituale, è stato anche un campione di rispetto per l’altro e di laicità civile, intesa come legittima autonomia dell’agire socio-politico da ogni indebita interferenza o manipolazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ferita per la convivenza civile </strong></p>
<p>di</p>
<p>Bruno Forte</p>
<p>Arcivescovo di Chieti-Vasto</p>
<p>(<em>Il Sole 24 Ore</em>, Giovedì 5 Novembre 2009, 18)</p>
<p>Alcide De Gasperi, uomo di altissimo profilo morale e cristiano dalla profonda tensione spirituale, è stato anche un campione di rispetto per l’altro e di laicità civile, intesa come legittima autonomia dell’agire socio-politico da ogni indebita interferenza o manipolazione del sacro. Forse perciò mi colpì il racconto che sua figlia Maria Romana ebbe a farmi delle ultime ore del Padre: fissando il Crocifisso dal letto di morte, quell’uomo, umile e grande, circondato dai suoi affetti più cari, ripeteva continuamente una sola parola: “Gesù”. Mi chiedo che cosa “vedesse” De Gasperi morente in quel Condannato appeso alla Croce. Non faccio fatica a rispondere che vi leggeva concretizzato il messaggio evangelico nella sua forma pura: il perdono offerto a chi ci avesse ingiustamente colpito: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Luca 23,34); l’amore più grande, quello che spinge all’esodo da sé senza ritorno per il bene degli altri: “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Giovanni 13,1); l’accoglienza spalancata al bisogno altrui: “Oggi sarai con me nel paradiso” (Luca 23,43). De Gasperi era troppo fine culturalmente e politicamente, troppo dotato di conoscenza della storia e degli uomini, per non ricordare le violenze commesse da alcuni imbrandendo contro altri la croce. Ma sapeva anche che gli errori e gli abusi commessi da questi, nulla potevano togliere alla forza di amore che si sprigiona da Gesù crocifisso: perciò, si rivolgeva a Lui, riassumendo nell’invocazione di quel nome benedetto, nello sguardo all’Abbandonato disteso sulla Croce, l’anelito più profondo del cuore, la sete di giustizia e di pace che aveva ispirato la sua vita, l’affidamento alla misericordia più grande sul “vallo estremo” della morte. Alcide De Gasperi è stato anche uno dei padri nobili dell’Europa unita: non solo il suo amore al Crocifisso non gli era stato di ostacolo in questo impegno, ma anzi lo straordinario apporto della tradizione ebraico-cristiana alla costruzione dell’identità europea era stato certamente per lui una sorgente ispirativa, uno stimolo all’impegno per la casa comune, ospitale per tutti. Anche per questo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo, che vede l’esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche italiane come un “ostacolo alla libertà religiosa” e la proibisce, suscita stupore e perplessità.</p>
<p>Chi può sentirsi offeso dal Crocifisso? Non certo il cristiano che vi riconosce lo straordinario messaggio d’amore al quale si affida, pur con tutte le fatiche e le ambiguità della sua fede in cammino. Non il non credente pensoso, che sa come quel simbolo abbia un valore universale e spalanchi le braccia su tutti, per tutti, perché nessuno si senta escluso dal diritto alla vita e al rispetto della sua dignità. Non il credente di un’altra religione, che si sente piuttosto minacciato da questo ostracismo dei simboli della fede, che come oggi colpisce i cristiani, potrà domani colpire persone di un altro credo. La rimozione imposta del Crocifisso dalle aule ferisce invece tutti nelle radici più profonde della convivenza civile, perché attenta al rispetto della coscienza di tanti e alla libertà religiosa, intesa positivamente come diritto ad esprimere la propria fede con l’universo simbolico che le appartiene. La dignità della persona umana è stata definita come valore infinito proprio nel dibattito cristologico dei primi secoli dell’era cristiana; il principio solidarietà, che ne deriva, ha fatto la storia anche recente della liberazione degli oppressi e della cura per essi nel continente europeo; il valore della gratuità, come forza edificatrice della società a tutti i suoi livelli, ha trovato nel messaggio evangelico fonte e nutrimento. Non sarà certo un colpo di spugna a cancellare tutto questo: eppure, non è possibile non sentire in questa sentenza pronunciata in nome dei diritti dell’uomo una ferita inferta, una mancanza di sensibilità umana, culturale e spirituale.</p>
<p>L’universo dei simboli non si cancella impunemente, soprattutto quando essi rimandano alle sorgenti più profonde dell’identità dei singoli e dei popoli: chi pensasse di farlo in nome della “laicità”, dimostrerebbe invece soltanto un laicismo pregiudiziale, ideologico. Perché “laicità” significa etimologicamente ciò che fa riferimento al popolo (“laòs”), e &#8211; correttamente inteso &#8211; l’ispirarsi a questa idea vuol dire tutelare, servire e promuovere il bene comune, senza cedere a interessi di parte. In questo senso ha saputo essere laico e cristiano De Gasperi, e come lui altri grandi fondatori dell’Europa unita, da Adenauer a Schuman. Un’altra idea di laicità, pensata contro qualcuno o a servizio di una minoranza ideologica, non ci renderà migliori, rischierà anzi di ferire al cuore il processo difficile e lento della costruzione della casa comune europea. La non condivisione trasversale espressa da parte della classe politica del nostro Paese alla sentenza &#8211; fatte salve pochissime eccezioni, non esenti da pregiudizi ideologici &#8211; è un segno importante: almeno questa volta, la voce di chi è delegato dal voto a rappresentare la coscienza comune h</p>
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		<title>Sulla Sentenza del Tribunale per i diritti dell&#8217;uomo di Strasburgo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 11:06:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Padre Giuseppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[La sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo, ultimamente ha fatto molto discutere da più parte, circa la rimozione dei crocefissi dalle aule della scuola pubblica. Il segno del crocifisso lederebbe i diritti dei genitori ad educare i propri figli secondo i criteri che più si ritengono giusti nelle scelte educative.
Sin qui nulla da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo, ultimamente ha fatto molto discutere da più parte, circa la rimozione dei crocefissi dalle aule della scuola pubblica. Il segno del crocifisso lederebbe i diritti dei genitori ad educare i propri figli secondo i criteri che più si ritengono giusti nelle scelte educative.<br />
Sin qui nulla da eccepire! Il pluralismo, al quale non eravamo preparati, non è stato più una scelta ma si è imposto con tutto il suo dilemma. Ben venga un confronto dialettico all’interno dei nostri contesti culturali ed ecclesiali.<br />
Benedetto Croce aveva sostenuto in un contesto di confronto culturale che “noi non possiamo non dirci cristiani”. E’ innegabile! Senza il cristianesimo, l’Europa, e l’Italia difficilmente risulterebbero comprensibili. Basta guardarsi intorno e vedere la mole artistica e letteraria che da sé parla di questo ineliminabile fatto. Il cristianesimo è divenuto parte di una tradizione, di un tessuto archeologico di notevolissimo pregio. Da questo punto di vista “non possiamo non dirci cristiani”.<br />
Il mio punto di vista è un altro.<br />
Basta tutelare il patrimonio artistico-archeologico, oppure tutelare un pacchetto di tradizioni, o un pacchetto di verità dogmatiche, alla stregua di come si può tutelare né più né meno una qualsiasi ortodossia filosofica o politica, ed essere minacciati nella propria identità, qualora venisse rimosso un segno di questa medesima tradizione culturale?<br />
Francamente mi sembra un po’ riduttivo.<br />
La posta in gioco nella sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo ha una valenza di ben altra portata. A ben guardare è proprio questo tipo di sentenza critica che oggi si fa eco di un sintomo atto a risvegliare in profondità una coscienza cristiana un po’ troppo sonnecchiante, ed  ancor di più confinata nell’ambito di un riduttivismo del tutto labile e confinata in una sorta di precarietà emotiva. Certo oggi sarebbe più facile brandire le armi e prepararsi ad una crociata contro i nuovi infedeli del nostro tempo. E da più parti si sta intentando una nuova crociata: sembra che tutti ci siamo svegliati difensori del crocifisso, o di un simbolo, o di una statuina di gesso affissa insieme alle carte geografiche, all’abbecedario, o ai simpatici disegnini dei nostri bambini nelle aule scolastiche. Si. Ci siamo svegliati ma il nostro svegliarci corrisponde ad un risvegliarci?<br />
Abbiamo veramente ri-trovato il Crocifisso dei nostri crocifissi? Forse è troppo ciò che qui si domanda.<br />
Ma, credo,che qui una riflessione si debba necessariamente imporre.<br />
Gia nel secondo secolo Tertulliano sosteneva: cristiani non si nasce, si diventa. La portata del verbo fio torna con estrema serietà.<br />
Si diventa cristiani. Questo asserto fa appello ad una serietà con la propria umanità, e potremmo dire che il problema è tutto in questo fiunt, diventare. In questo divenire si colloca radicalmente la soluzione del nostro problema umano. Il fiunt fa appello alla storia, e al drammatico confronto che la storia esige, non tanto con la grande Storia, ma con la piccola storia di ogni giorno, intesa come luogo della verifica delle scelte che costruiscono l’avvenire del nostro esserci. Ed è dal confronto con la storia che i cristiani sono chiamati a rendere ragione della speranza che è in loro e che nessuna sentenza potrà mai mettere a tacere.<br />
Personalmente sono convinto che oggi il Crocifisso non cessa di far risuonare il suo grido di abbandono, non più rivolto al Padre ma alla coscienza cristiana. Cristo continua a gridare alla nostra coscienza e il suo grido è la critica più severa indirizzata alla sua Chiesa e alla coscienza credente dei suoi discepoli.<br />
Il Crocifisso è il simbolo della più radicale affermazione dei diritti umani. E’ impressionante vedere il Crocifisso affisso nelle aule dei nostri Tribunali, là dove è ancora affisso, che sormonta la scritta “La legge è uguale per tutti”. Ad un occhio critico quella immagine richiama non soltanto la pena del supplizio, chi sbaglia paga, ma anche la radicale giustizia nei confronti della  giustizia. Il Crocifisso è giustizia della giustizia, misura della giustizia. Da un punto di vista squisitamente religioso il Crocifisso è attestazione della laicità più vera in quanto esprime la totale sottomissione ai poteri di questo mondo, per la fede il Crocifisso è il Figlio di Dio giudicato dai tribunali politici e religiosi del suo tempo, che in un atto estremo di solidarietà con i figli di Adamo si consegna nella piena libertà al Padre, agli uomini, alla morte in fine.<br />
Il Crocifisso è affermazione di libertà. Il Crocifisso è l&#8217;unico segno di una grande libertà, la libertà di essere libero da tutto e da tutti i compromessi. Egli è radicale fedeltà ad un compito, ad una missione. Egli è silenzio giudicante. Non dice alcuna parolina che poteva liberarlo e renderlo per sino simpatico ai dominatori o ai rivoluzionari di turno. Libero da tutti e per sino da se stesso è l’Uomo Libero al quale non ci si può stancare di guardare con nostalgia. E&#8217; la libertà che oggi ci tormenta e ci fa paura. La Sua libertà è, forse, la minaccia più severa ad una società borghese e annegata nel suo narcisismo senza limiti.<br />
L’amore, la più potente forza laica di ogni tempo, è la dinamica di una vita che voglia recuperare le ragioni che fanno implodere dall’interno una cultura ripiegata sull’individualismo e il relativismo, Paolo VI ha definito la Rivelazione come “una formidabile domanda d’amore”, (cfr. La lettera Enciclica Ecclesiam Suam 1964), ma bisogna avere la capacità e la forza di dialogare. E’ nel dialogo che viene a noi incontro la Verità. Si dialoga quando gli interlocutori hanno una identità da offrirsi. Non dobbiamo brandire armi da crociati, sarebbe un altro modo di tradire Cristo, impegniamoci, piuttosto, a recuperare la forza dialogante della nostra fede nella disponibilità a subire per sino il martirio come affermazione più grande dei diritti di Dio e dei diritti dell’uomo.<br />
Cristo si lascia cacciare fuori, si lasciò cacciare fuori dai dominatori del suo tempo, morì come un malfattore fuori dalle porte della Città santa, nacque in posto dove per lui non c’era posto, ma da allora, paradossalmente, ogni posto è il suo posto. Là dove non c’è posto per Lui è lì che è il suo posto. Forse noi, discepoli di un Dio Crocifisso, siamo il Suo posto più autentico. Isn’t it?<br />
Vorrei chiudere queste considerazioni citando un’Opera degli anni Cinquanta, il Processo a Gesù di Diego Fabbri, è una donna a cui hanno ammazzato il figlio che parla e dice:<br />
«… Queste sono le sole cose che contano in questa vita disgraziata! Non le toccate! Sono le sole cose che abbiamo… Siate buoni, signori giudici, siate un po’ buoni verso il Salvatore… e verso di noi… Buoni…. buoni, buoni» D. FABBRI, Processo a Gesù, (Tascabili economici Newton Compton, Roma 1994, 89).<br />
La sentenza di Strasburgo ci aiuti, tutti a ritrovare la speranza, la fiducia nei propri valori: ci aiuti a superare quel diffuso senso di individualismo sterile ed emotivo.<br />
Solo l’amore, in una rinnovata capacità di Dialogo, costituisce la comune casa in cui tutti gli uomini possono abitare, senza distinzione, cristiani, laici, credenti e agnostici.</p>
<p style="text-align: right; ">GC</p>
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		<title>L’anno paolino giunge ormai al termine.</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 06:20:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Padre Giuseppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[
L’Apostolo che ha fatto di Cristo la ragione della sua vita ci ha accompagnati nel percorso e, indubbiamente, la nostra vita è cresciuta nella consapevolezza che niente ci potrà mai separare dall’amore di Cristo. Chi ci separerà, si domandava, infatti Paolo, dal Suo amore, la fame, la spada, la persecuzione, la morte le vita, nulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">L’Apostolo che ha fatto di Cristo la ragione della sua vita ci ha accompagnati nel percorso e, indubbiamente, la nostra vita è cresciuta nella consapevolezza che niente ci potrà mai separare dall’amore di Cristo. Chi ci separerà, si domandava, infatti Paolo, dal Suo amore, la fame, la spada, la persecuzione, la morte le vita, nulla e nessuno ci potrà mai separare dall’amore di colui che è stato Crocifisso per noi. Cristo, la sua croce, il dono della sua vita è Lui, solo Lui il nostro vanto, la sua croce il nostro irrefutabile onore. La sua ignominia è la nostra grazia e la nostra giustificazione. Credo che il messaggio ultimo dell’amato apostolo sia racchiuso tutto in queste formidabili epressioni della lettera ai Romani.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><sup><span style="font-family: Arial; color: #811e19;">26</span></sup><span style="font-family: Arial;"> Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili;</span><span style="font-family: Arial;"> </span><sup><span style="font-family: Arial; color: #811e19;">27</span></sup><sup><span style="font-family: Arial;"> </span></sup><span style="font-family: Arial;">e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio<sup>.</sup></span><sup><span style="font-family: Arial;"> <a href="javascript:selection('/pls/bibbiaol/GestBibbia.MessageWindow?Msg=29399')"><span style="color: #001ee6; text-decoration: none;">28</span></a></span></sup><span style="font-family: Arial;"> Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno.</span><span style="font-family: Arial;"> </span><sup><span style="font-family: Arial; color: #811e19;">29</span></sup><sup><span style="font-family: Arial;"> </span></sup><span style="font-family: Arial;">Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all`immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli;</span><span style="font-family: Arial;"> <sup><a href="javascript:selection('/pls/bibbiaol/GestBibbia.MessageWindow?Msg=29401')"><span style="color: #001ee6; text-decoration: none;">30</span></a></sup></span><span style="font-family: Arial;"> quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.</span><span style="font-family: Arial;"> <sup><a href="javascript:selection('/pls/bibbiaol/GestBibbia.MessageWindow?Msg=29402')"><span style="color: #001ee6; text-decoration: none;">31</span></a></sup></span><span style="font-family: Arial;"> Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?</span><span style="font-family: Arial;"> <a href="javascript:selection('/pls/bibbiaol/GestBibbia.MessageWindow?Msg=29403')"><sup><span style="color: #001ee6; text-decoration: none;">32</span></sup></a></span><span style="font-family: Arial;"> Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?</span><span style="font-family: Arial;"> <sup><a href="javascript:selection('/pls/bibbiaol/GestBibbia.MessageWindow?Msg=29404')"><span style="color: #001ee6; text-decoration: none;">33</span></a></sup></span><span style="font-family: Arial;"> Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica.</span><span style="font-family: Arial;"> </span><sup><span style="font-family: Arial; color: #811e19;">34</span></sup><span style="font-family: Arial;"> Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi?</span><span style="font-family: Arial;"> </span><sup><span style="font-family: Arial; color: #811e19;">35</span></sup><sup><span style="font-family: Arial;"> </span></sup><span style="font-family: Arial;">Chi ci separerà dunque dall`amore di Cristo? Forse la tribolazione, l`angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?</span><span style="font-family: Arial;"> <sup><a href="javascript:selection('/pls/bibbiaol/GestBibbia.MessageWindow?Msg=29407')"><span style="color: #001ee6; text-decoration: none;">36</span></a></sup></span><sup><span style="font-family: Arial;"> </span></sup><span style="font-family: Arial;">Proprio come sta scritto:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">siamo trattati come pecore da macello.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><sup><span style="font-family: Arial; color: #811e19;">37</span></sup><span style="font-family: Arial;"> Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.</span><span style="font-family: Arial;"> <sup><a href="javascript:selection('/pls/bibbiaol/GestBibbia.MessageWindow?Msg=29409')"><span style="color: #001ee6; text-decoration: none;">38</span></a></sup></span><sup><span style="font-family: Arial;"> </span></sup><span style="font-family: Arial;">Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire,</span><span style="font-family: Arial;"> </span><sup><span style="font-family: Arial; color: #811e19;">39</span></sup><span style="font-family: Arial;"> né potenze, né altezza né profondità, né alcun`altra creatura potrà mai separarci dall`amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore. (Rm 8, 26-39).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">Nulla potrà opporsi alla nostra crescita nella conoscenza e nell’amore a Cristo. E’ Cristo che rivela l’inconsistenza di ogni nostro calcolo, di ogni nostro progetto, di ogni nostra fittizia e lacerante ricchezza, tutto al suo confronto è spazzatura, tutto è niente, tutto è insufficiente ricchezza perché solo Lui rivela che l’uomo è fatto per il mistero, per accogliere il dono della sua presenza, della sua compagnia ai nostri giorni inquieti. Per chi ha conosciuto Cristo e la potenza del suo amore la fede è l’unico criterio della vita, e la fede è la grazia dell’incontro con <span> </span>una persona Vivente, l’avvincente amore che strugge il cuore affinchè tutto sia vissuto in Lui e nella pienezza del suo amore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">Lo esprime bene l’Apostolo in Fil 3, 10-13:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><strong><sup><span style="font-family: Arial;">10</span></sup></strong><span style="font-family: Arial;">E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, </span><strong><sup><span style="font-family: Arial;">11</span></sup></strong><span style="font-family: Arial;">con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti. </span><strong><sup><span style="font-family: Arial;">12</span></sup></strong><span style="font-family: Arial;">Non però che io abbia gia conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch&#8217;io sono stato conquistato da Gesù Cristo. </span><strong><sup><span style="font-family: Arial;">13</span></sup></strong><span style="font-family: Arial;">Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, </span><strong><sup><span style="font-family: Arial;">14</span></sup></strong><span style="font-family: Arial;">corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">Il cristiano è mistico per natura. È mistico perché appartiene a Cristo, è mistico perché Cristo è la ragione della sua vita e la consistenza della sua realtà. L’uomo è vero nella misura in cui si delinea in lui<span> </span>la piena statura di Cristo verso il quale siamo chiamai a crescere. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">In un tempo in cui l’attivismo sembra stringerci in una morsa che ci stritola abbiamo bisogno di recuperare spazi alla nostra interiorità, dare tempo alla riflessione, alla preghiera, al silenzio, all’adorazione dove il “Sole dorato e Bello, Gesù Cristo, si offre a noi nella gentilezza del suo amore e nella delicatezza del suo bussare in attesa che qualcuno gli apra la vita, e allora è festa, allora le sorti si rovesciano perché è Lui che ci ospita e ci offre la cena della vita:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><sup><span style="font-family: Arial;">20</span></sup><span style="font-family: Arial;"> Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Ap 3,20</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">Non a caso Benedetto XVI ci ha indicato con molta discrezione i sentieri da percorrere. L’indizione dell’anno sacerdotale e la proposta dell’esperienza dell’umile prete di Ars è indice significativo per i pastori e per i fedeli al primato di Dio, alla semplicità del rapporto con Lui e all’incontro con la Sua misericordia soprattutto nel sacramento della riconciliazione. Il pellegrinaggio al Gargano e la sosta davanti alle spoglie di San Pio, autentico figlio dello stigmatizzato della Verna, ci ha richiamati ancora una volta alla semplicità dell’incontro con Dio nella sua misericordia. La misericordia è per gli uomini semplici, per quelli che non hanno se o ma da opporre al primato di amare nel cominciare per primi ad amare. Amare è prevenire nell’ amare. Previene nell’amore solo chi ama! Infatti Dio ci ha amati per primo donandoci in Cristo la misura senza misura dell’amore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">Paolo, Francesco, Antonio, Giovanni Maria Vianney, Pio da Pietrelcina, e tutta la schiera di amici che nella comunione dei Santi vivono in Dio donino a noi il coraggio di dire Si, il coraggio di amare lasciandoci amare, il coraggio di essere cristiani, cioè santi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">Ho trovato una preghiera di un anonimo a san Pio che vi propongo:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">Tu che parli della terra al cielo, </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">ascolta il grido senza voce, </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">rotto da un pianto soffocato dalle lacrime </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">che tutti rende uguali </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">perchè uguale è il sapore amaro e salato del dolore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">Ascolta questa umanitá di sfruttati e sfruttatori, </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">di umiliati e umiliatori, </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">di perseguitati e persecutori. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 16pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">Ascoltaci e inquietaci parlando del cielo alla terra.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>ANGELUS 1° febbraio 2009</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 20:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San Pietro Domenica, 1° febbraio 2009
Cari fratelli e sorelle!
Quest’anno, nelle celebrazioni domenicali, la liturgia propone alla nostra meditazione il Vangelo di san Marco, del quale una singolare caratteristica è il cosiddetto &#8220;segreto messianico&#8221;, il fatto cioè che Gesù non vuole che per il momento si sappia, al di fuori del gruppo ristretto dei discepoli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>BENEDETTO XVI<br />
ANGELUS<br />
Piazza San Pietro Domenica, 1° febbraio 2009</p>
<p>Cari fratelli e sorelle!<br />
Quest’anno, nelle celebrazioni domenicali, la liturgia propone alla nostra meditazione il Vangelo di san Marco, del quale una singolare caratteristica è il cosiddetto &#8220;segreto messianico&#8221;, il fatto cioè che Gesù non vuole che per il momento si sappia, al di fuori del gruppo ristretto dei discepoli, che Lui è il Cristo, il Figlio di Dio. Ecco allora che a più riprese ammonisce sia gli apostoli, sia i malati che guarisce di non rivelare a nessuno la sua identità. Ad esempio, il brano evangelico di questa domenica (Mc 1,21-28) narra di un uomo posseduto dal demonio, che all’improvviso si mette a gridare: &#8220;Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!&#8221;. E Gesù gli intima: &#8220;Taci! Esci da lui!&#8221;. E subito, nota l’evangelista, lo spirito maligno, con grida strazianti, uscì da quell’uomo. Gesù non solo scaccia i demoni dalle persone, liberandole dalla peggiore schiavitù, ma impedisce ai demoni stessi di rivelare la sua identità. Ed insiste su questo &#8220;segreto&#8221; perché è in gioco la riuscita della sua stessa missione, da cui dipende la nostra salvezza. Sa infatti che per liberare l’umanità dal dominio del peccato, Egli dovrà essere sacrificato sulla croce come vero Agnello pasquale. Il diavolo, da parte sua, cerca di distoglierlo per dirottarlo invece verso la logica umana di un Messia potente e pieno di successo. La croce di Cristo sarà la rovina del demonio, ed è per questo che Gesù non smette di insegnare ai suoi discepoli che per entrare nella sua gloria deve patire molto, essere rifiutato, condannato e crocifisso (cfr Lc 24,26), essendo la sofferenza parte integrante della sua missione.<br />
Gesù soffre e muore in croce per amore. In questo modo, a ben vedere, ha dato senso alla nostra sofferenza, un senso che molti uomini e donne di ogni epoca hanno capito e fatto proprio, sperimentando serenità profonda anche nell’amarezza di dure prove fisiche e morali. E proprio &#8220;la forza della vita nella sofferenza&#8221; è il tema che i Vescovi italiani hanno scelto per il consueto Messaggio in occasione dell’odierna Giornata per la Vita. Mi unisco di cuore alle loro parole, nelle quali si avverte l’amore dei Pastori per la gente, e il coraggio di annunciare la verità, il coraggio di dire con chiarezza, ad esempio, che l’eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell’uomo. La vera risposta non può essere infatti dare la morte, per quanto &#8220;dolce&#8221;, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano. Siamone certi: nessuna lacrima, né di chi soffre, né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio.<br />
La Vergine Maria ha custodito nel suo cuore di madre il segreto del suo Figlio, ne ha condiviso l’ora dolorosa della passione e della crocifissione, sorretta dalla speranza della risurrezione. A Lei affidiamo le persone che sono nella sofferenza e chi si impegna ogni giorno al loro sostegno, servendo la vita in ogni sua fase: genitori, operatori sanitari, sacerdoti, religiosi, ricercatori, volontari, e molti altri. Per tutti preghiamo.</p>
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		<title>Messaggio per la 31ª Giornata Nazionale per la Vita</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 20:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Messaggio per la 31ª Giornata Nazionale per la Vita
1 febbraio 2009
“La forza della vita nella sofferenza”
La vita è fatta per la serenità e la gioia. Purtroppo può accadere, e di fatto accade, che sia segnata dalla
sofferenza. Ciò può avvenire per tante cause. Si può soffrire per una malattia che colpisce il corpo o l’anima; per
il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Messaggio per la 31ª Giornata Nazionale per la Vita<br />
1 febbraio 2009<br />
“La forza della vita nella sofferenza”<br />
La vita è fatta per la serenità e la gioia. Purtroppo può accadere, e di fatto accade, che sia segnata dalla<br />
sofferenza. Ciò può avvenire per tante cause. Si può soffrire per una malattia che colpisce il corpo o l’anima; per<br />
il distacco dalle persone che si amano; per la difficoltà a vivere in pace e con gioia in relazione con gli altri e con<br />
se stessi.<br />
La sofferenza appartiene al mistero dell’uomo e resta in parte imperscrutabile: solo «per Cristo e in Cristo<br />
si illumina l’enigma del dolore e della morte» (GS 22).<br />
Se la sofferenza può essere alleviata, va senz’altro alleviata. In particolare, a chi è malato allo stadio terminale o è<br />
affetto da patologie particolarmente dolorose, vanno applicate con umanità e sapienza tutte le cure oggi possibili.<br />
Chi soffre, poi, non va mai lasciato solo. L’amicizia, la compagnia, l’affetto sincero e solidale possono<br />
fare molto per rendere più sopportabile una condizione di sofferenza. Il nostro appello si rivolge in particolare ai<br />
parenti e agli amici dei sofferenti, a quanti si dedicano al volontariato, a chi in passato è stato egli stesso<br />
sofferente e sa che cosa significhi avere accanto qualcuno che fa compagnia, incoraggia e dà fiducia.<br />
A soffrire, oggi, sono spesso molti anziani, dei quali i parenti più prossimi, per motivi di lavoro e di<br />
distanza o perché non possono assumere l’onere di un’assistenza continua, non sono in grado di prendersi<br />
adeguatamente cura. Accanto a loro, con competenza e dedizione, vi sono spesso persone giunte dall’estero. In<br />
molti casi il loro impegno è encomiabile e va oltre il semplice dovere professionale: a loro e a tutti quanti si<br />
spendono in questo servizio, vanno la nostra stima e il nostro apprezzamento.<br />
Talune donne, spesso provate da un’esistenza infelice, vedono in una gravidanza inattesa esiti di<br />
insopportabile sofferenza. Quando la risposta è l’aborto, viene generata ulteriore sofferenza, che non solo<br />
distrugge la creatura che custodiscono in seno, ma provoca anche in loro un trauma, destinato a lasciare una ferita<br />
perenne. In realtà, al dolore non si risponde con altro dolore: anche in questo caso esistono soluzioni positive e<br />
aperte alla vita, come dimostra la lunga, generosa e lodevole esperienza promossa dall’associazionismo cattolico.<br />
C’è, poi, chi vorrebbe rispondere a stati permanenti di sofferenza, reali o asseriti, reclamando forme più o<br />
meno esplicite di eutanasia. Vogliamo ribadire con serenità, ma anche con chiarezza, che si tratta di risposte false:<br />
la vita umana è un bene inviolabile e indisponibile, e non può mai essere legittimato e favorito l’abbandono delle<br />
cure, come pure ovviamente l’accanimento terapeutico, quando vengono meno ragionevoli prospettive di<br />
guarigione. La strada da percorrere è quella della ricerca, che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per combattere e<br />
vincere le patologie – anche le più difficili – e a non abbandonare mai la speranza.<br />
La via della sofferenza si fa meno impervia se diventiamo consapevoli che è Cristo, il solo giusto, a<br />
portare la sofferenza con noi. È un cammino impegnativo, che si fa praticabile se è sorretto e illuminato dalla<br />
fede: ciascuno di noi, quando è nella prova, può dire con San Paolo «sono lieto nelle sofferenze che sopporto per<br />
voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne» (Col 1,24).<br />
Quando il peso della vita ci appare intollerabile, viene in nostro soccorso la virtù della fortezza. È la virtù<br />
di chi non si abbandona allo sconforto: confida negli amici; dà alla propria vita un obiettivo e lo persegue con<br />
tenacia. È sorretta e consolidata da Gesù Cristo, sofferente sulla croce, a tu per tu con il mistero del dolore e della<br />
morte. Il suo trionfo il terzo giorno, nella risurrezione, ci dimostra che nessuna sofferenza, per quanto grave, può<br />
prevalere sulla forza dell’amore e della vita.<br />
Roma, 7 ottobre 2008<br />
Memoria della Beata Vergine del Rosario<br />
CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE</p>
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		<title>Presepe 2008</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 12:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Visitate il presepe 2008 nelle nostra parrocchia fino a febbraio.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visitate il presepe 2008 nelle nostra parrocchia fino a febbraio.<br />
<div id="attachment_174" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.parrocchiasantonio.it/images/presepe-008-copia.jpg" rel="lightbox"><img class="size-medium wp-image-174" title="presepe-008-copia" src="http://www.parrocchiasantonio.it/images/presepe-008-copia-300x200.jpg" alt="Natività" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Natività</p></div></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Colletta alimentare caritas parrocchiale</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 14:43:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Padre Giuseppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 20 dicembre gli amici della caritas saranno presenti presso tutti i supermercati della nostra Città per la consueta colletta alimentare a favore della nostra caritas parrocchiale. Il gesto di chiedere per i più poveri quest&#8217;anno vuole partire dalla consapevolezza che tutti siamo poveri davanti a Dio. Tutti abbiamo bisogno soprattutto dello sguardo di misericordia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 20 dicembre gli amici della caritas saranno presenti presso tutti i supermercati della nostra Città per la consueta colletta alimentare a favore della nostra caritas parrocchiale. Il gesto di chiedere per i più poveri quest&#8217;anno vuole partire dalla consapevolezza che tutti siamo poveri davanti a Dio. Tutti abbiamo bisogno soprattutto dello sguardo di misericordia con cui Il Padre ci guarda in Gesù Cristo Suo Figlio. Siamo consapevoli che la prima carità è quella che Dio ci offre nel Suo Figlio Incarnato, Crocifisso e Risorto.</p>
<p><strong> Per questa ragione Sabato 20 c.m. dopo la Santa Messa delle ore 7,30 Gesù sacramentato sarà esposto nella nostra chiesa alla nostra adorazione, per domandare a Lui la carità della Sua amicizia e il dono di riconoscerlo in </strong><em><strong>ogni uomo e in ogni tempo, perchè lo accogliamo nella fede e testimoniamo nell&#8217;amore la beata speranza del suo regno</strong></em><strong>.</strong></p>
<p>Gli amici della caritas, il parroco e tutti i poveri sin da ora ringraziano nella certezza che Dio ama chi dona con gioia.</p>
<p>Ringraziamo le parrocchie di Santa Maria delle Grazie in San Giovanni in Parco e dei SS. Fortunato e Magno in Sant&#8217;Anna.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Novena del Santo Natale in Parrocchia</title>
		<link>http://www.parrocchiasantonio.it/news/novena-del-santo-natale-in-parrocchia.php</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 14:25:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Padre Giuseppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Aggiungi nuovo tag]]></category>

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		<description><![CDATA[
Noi gli ultimi, ti aspettiamo;
aspetteremo te, Crocifisso,
che fosti tormentato per amore nostro 
e ora ci tormenti con tutta la potenza del tuo implacabile amore. 
(G. Papini)
 
 
Martedì 16 dicembre  alle ore 17,30 cominciamo la   novena del Natale.
Insieme ai bambini e ai genitori della nostra parrocchia vogliamo attendere  insieme il Signore che viene.
La poesia del grande teologo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><em>Noi gli ultimi, ti aspettiamo;</em><em></em></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><em>aspetteremo te, Crocifisso,</em><em></em></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><em>che fosti tormentato per amore nostro </em><em></em></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><em>e ora ci tormenti con tutta la potenza del tuo implacabile amore. </em></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><em></em>(G. Papini)<span><strong></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" align="center">Martedì 16 dicembre <span> </span>alle ore 17,30 cominciamo la <span> </span><span> </span>novena del Natale.</p>
<p class="MsoNormal" align="center">Insieme ai bambini e ai genitori della nostra parrocchia vogliamo attendere <span> </span>insieme il Signore che viene.</p>
<p class="MsoNormal" align="center">La poesia del grande teologo martire del totalitarismo hitleriano vogliamo purificare i nostri sentimenti e domandarci con quale atteggiamento andiamo incontro al Signore.</p>
<p class="MsoNormal" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal"><span><strong>Cristiani e pagani.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Uomini vanno a Dio nella loro tribolazione,  piangono per aiuto, chiedono felicità e pane,  salvezza dalla malattia, dalla colpa, dalla morte.  Così fanno tutti, tutti, cristiani e pagani.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Uomini vanno a Dio nella sua tribolazione,  lo trovano povero, oltraggiato, senza tetto nè pane,  lo vedono consunto da peccati, debolezza e morte.  I cristiani stanno vicino a Dio nella sua sofferenza.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Dio va a tutti gli uomini nella loro tribolazione,  sazia il corpo e l&#8217;anima del suo pane,  muore in croce per cristiani e pagani  e a questi e a quelli perdona.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><em>(D. <span>Bonhoeffer,</span> Cristiani e pagani, in Resistenza e resa, Paline Milano 1988, 425)</em></span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Saluto di avvento</title>
		<link>http://www.parrocchiasantonio.it/news/saluto-di-avvento.php</link>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 18:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Care sorelle e  fratelli,
Il Signore vi dia pace!
Con il Tempo forte dell’avvento  inizia il nuovo anno liturgico che nella sua essenza è il mistero di Cristo celebrato dalla Chiesa che  vuol far crescere in noi la consapevolezza di essere il Popolo.
L’Avvento è il tempo dell’attesa che non può lasciarci nell’incertezza. Il disorientamento in cui tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Care sorelle e  fratelli,</p>
<p style="text-align: right;">Il Signore vi dia pace!</p>
<p>Con il Tempo <em>forte</em> dell’avvento  inizia il nuovo anno liturgico che nella sua essenza è il mistero di Cristo celebrato dalla Chiesa che  vuol far crescere in noi la consapevolezza di essere il Popolo.<br />
L’Avvento è il tempo dell’attesa che non può lasciarci nell’incertezza. Il disorientamento in cui tutti versiamo dovuto alla grave crisi economica dalle dimensioni planetarie sfida oggi  la nostra coscienza cristiana a rivedere i nostri quadri di riferimento. In chi o in che cosa abbiamo riposto la nostra fiducia e la nostra sicurezza? Molte famiglie del ceto medio avvertono il disagio di non poter arrivare alla fine del mese, possiamo continuare a reggere un tenore di vita fittizio e consumistico? La cultura del sospetto e della paura, i recenti attacchi terroristici in India, ci domandano una urgente revisione di vita e una rinnovata incrollabile e tenace fiducia nel Dio che guida la Storia malgrado i nostri disastri. Il nostro tempo domanda alla nostra coscienza cristiana fedeltà al Vangelo e a scelte evangeliche da concretizzarsi in una rinnovata cultura della solidarietà, della fraternità e amicizia fra i Popoli. Il tempo dell’Avvento e del Natale come non mai ci richiamano all’essenziale. Il tempo di crisi in cui versiamo, nonostante tutto,  è un tempo propizio e ricco di promesse a patto di non ridurre la nostra vita ad esteriorità. L’Avvento ci richiama a rientrare in noi stessi, dove possiamo ritrovare l’esaltante dignità di essere uomini che sanno bene dove andare: Cristo, Cristo da cui veniamo, Cristo verso cui camminiamo!<br />
Siamo il Popolo di Dio in cammino nella Storia, siamo un Popolo che trova la sua consistenza nel <em>fare della fede la professione della vita e della vita la celebrazione della fede.</em></p>
<p>In questo nuovo anno saremo accompagnati dal Vangelo secondo Marco e dalla domanda che  lo pervade: <em>chi sei tu, o Cristo</em>?<br />
San Marco ci guiderà nel cammino della conversione e del permanente incontro con la Persona  viva di Cristo.<br />
Permettiamo al Vangelo di attraversarci! Sia decisa e personale la risposta: Tu Gesù, sei il Cristo, il  Figlio di Dio.<br />
E’ dall’ incontro con Cristo che scaturisce un nuovo quadro di riferimento da cui dipende tutta la vita. <em>Il Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio</em>, delimita un nuovo orizzonte esistenziale.<br />
A Gesù, Figlio di Dio, domando per tutti noi la grazia di donarci la forza di fare della fede la professione della vita e della vita il luogo della celebrazione della fede.</p>
<p>Tre santi ci guideranno in questo itinerario. Tre Santi che si sono lasciati trasformare  dell’incontro con Cristo fino al punto da non poter nemmeno vivere senza Cristo, bellezza infinita di Dio. Tutto è stato Cristo per Paolo, per Francesco, per Antonio di Padova.  Di tutti e tre possiamo affermare ciò che Paolo affermava di se: <em>questa vita che vivo nella carne la vivo nella fede del Figlio di Dio che m’ha amato e ha dato la sua vita per me</em>. In questo consiste l’essere cristiani, vivere per Cristo. Si, miei fratelli, Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per ognuno di noi.<br />
Questa è la nostra vita, questa la nostra libertà : seguire Cristo!<br />
Antonio di Padova non è solo il santo titolare della nostra comunità parrocchiale, ne è anche l’ispiratore e il correttore. Ci aiuti ad operare scelte evangeliche e coraggiose. In nome di Cristo, Antonio liberò Padova dal flagello dell’odio, dell’usura, del vizio. In nome di Cristo, Antonio aiuti noi oggi a liberare la nostra vita dalla diffidenza, dal disorientamento, dalla cultura del relativismo e del nulla, dal consumismo di esperienze precarie e mai definitive. Ci ottenga Antonio di rompere con il peccato per poter vedere il Signore e non solo nel nostro ultimo giorno benedetto!</p>
<p>Vorrei ora soffermarmi con voi su alcune priorità che devono animare il senso della nostra appartenenza a Cristo nella Chiesa.<br />
La parrocchia è la Chiesa che vive in un territorio, è la casa di Dio fra le case degli uomini, ognuna delle nostre famiglie costituisce la famiglia parrocchiale.<br />
Nessuno si senta escluso, nessuno si senta superfluo, nessuno si senta estraneo!<br />
Noi ci co-apparteniamo nella corresponsabilità.<br />
La parrocchia non è fatta di organismi di partecipazione, né si identifica col parroco o con i suoi collaboratori. La parrocchia non è neppure un’agenzia di servizi più o meno di pubblica utilità.<br />
A titolo esemplificativo prendo in considerazione tre realtà che rendono visibile il triplice modo di vivere Cristo e di Cristo all’interno della comunità di fede.</p>
<p>Il <em>dono profetico</em>. Nel battesimo noi siamo stati innestati in Cristo e siamo divenuti profeti. Ma che significa questo? Significa che ogni cristiano è presenza  di Cristo là dove vive, lotta e spera.<br />
Tutti noi, primi fra tutti i genitori  e i catechisti, siamo, all’interno della comunità, il richiamo permanente a vivere e a trasmettere la fede, come incontro con Cristo. Chiediamoci se le famiglie sono luoghi che consentono l’incontro e l’esperienza di Cristo. E’ Cristo il criterio di valutazione delle nostre scelte esistenziali, educative, economiche? La fede in Lui è esperienza di interpretazione globale della vita? Siamo aperti al dono di Dio e alla condivisione nella solidarietà di ciò che siamo e di quanto abbiamo?<br />
Ai catechisti, in modo particolare,  affido il compito di richiamare la nostra comunità a nutrirsi della Parola per essere servi della Parola là dove la Parola domanda di farsi carne. A tal proposito la <em>lectio divina</em>, è uno dei modi per far crescere in noi questa consapevolezza. La <em>lectio divina</em> è il mezzo naturale per far maturare in noi i sentimenti di Cristo. Da qui nasce anche il bisogno di curare la formazione permanente della nostra coscienza cristiana. Non si può essere ragionevolmente cristiani, oggi e qui,  arrestando la nostra conoscenza ed esperienza di Cristo al tempo della nostra prima comunione ( e per tanti anche l’ultima). In questo ambito così vitale per la sua vita, la parrocchia deve riscoprire la metodologia di Emmaus.<br />
Cristo si accompagni al nostro camminare nella storia e faccia ardere il nostro cuore mentre Egli parla con noi e ci spiega il senso delle Scritture.</p>
<p>L’esercizio del <em>dono regale</em> di Cristo si esercita nel servizio della Carità. L’icona della lavanda dei piedi è peculiare della chiesa che si china sulla povertà dell’uomo piagato nel corpo e nello spirito. La parrocchia vuole essere esperta di umanità e di  civiltà dell’amore, nel dono della carità, di quella carità che trova nell’immagine del Samaritano il suo centro di vivo interesse.<br />
E’ Cristo il Buon Samaritano che <em>versa sulle nostre ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza</em>. La caritas ha qui la sua ragion d’essere  collocandosi all’interno della comunità come coscienza critica del primato della carità, come esercizio della vita che celebra la fede. Carità è attenzione ai giovani e ai loro bisogni, carità è amore globale per la cosa pubblica, carità è attenzione e custodia del Fratello che vedo per amore di Colui che non vedo, carità è salvaguardia dell’ambiente e del creato, è amore per la giustizia, per la cultura, per l’onestà con Dio e con i fratelli. E’ condivisione dei bisogni perché è condivisione della vita. E’ possibile avviare una cultura della carità come esperienza di condivisione? Penso ad un  centro di ascolto, agli anziani, agli ammalati, ai disagiati e derubati di una speranza di vita dignitosa. Come la nostra comunità può scegliere la carità come luogo concretissimo di esercizio della fede? La dimensione caritativa della fede appartiene per essenza alla comunità cristiana e non può essere delegata ad altri. Faccio appello a tutti affinché tutti possiamo impegnarci, nel rispetto delle competenze di ognuno, nel servizio di Cristo servendo l’uomo.</p>
<p>Il <em>dono sacerdotale</em> si esercita nell’oblazione pura e santa del nostro culto spirituale.<br />
Si! Siamo un Popolo di sacerdoti, chiamati a parlare di Dio alla Terra e della Terra a Dio. Il primato della preghiera è la sorgente pura del nostro impegno cristiano nel mondo.<br />
Siamo una comunità di fede e non di servizi, siamo una comunità di sequela e non di volontariato, siamo una comunità di fratelli e non di estranei, siamo concittadini dei santi e familiari di Dio. Educarsi alla preghiera è educarsi alla gratuità e alla liberalità di Dio amante della vita.<br />
Ho voluto che nel luogo che ritengo il cuore della nostra parrocchia, il plesso dove si tiene il catechismo e dove si esercita il servizio della carità, vi fosse il SS. Sacramento perché è dall’Eucaristia che nasce e nell’Eucaristia culmina il nostro amore per gli uomini.<br />
L’adorazione mensile, le celebrazioni della Parola e dei Sacramenti siano sempre più il centro della nostra vita. Mi permetto suggerire alle famiglie la preghiera di compieta, ossia la preghiera prima del riposo notturno. Vi sia nelle nostre case, la stanza bella, un angolo in cui esporre una Icona, un Crocifisso, il Libro della Scrittura e  un lumino che ci richiami al senso della nostra esistenza pasquale. Siano le nostre persone fiamme vive che ardono e nel consumarsi illuminino le persone che amiamo, e perché no, anche i nostri nemici.</p>
<p>Fratelli e amici carissimi, non vi chiederò denaro,- a volte pur necessario-,  non vi chiederò servizi da rendere, non vi chiederò il superfluo del vostro tempo e dei vostri interessi. Attendo che ognuno di voi, nell’offrire se stesso, mi domandi di essere aiutato a vivere la sua fede.</p>
<p>Ringrazio tutti quelli che rendono un servizio alla comunità come espressione della propria fede e come movimento del cuore che restituisce al Signore, nella Sua comunità, il dono prezioso di se stessi. San Paolo ci ricorda che l’unico debito che dobbiamo avere, gli uni verso gli altri, deve essere quello di un amore vicendevole perché ognuno è debitore a Dio proprio di se stesso.</p>
<p style="text-align: right;">Ricompensi il Signore con il dono di Sé chiunque dona se stesso.<br />
Buon anno liturgico a tutti.</p>
<p>Mercato S. Severino, 30 novembre 2008<br />
Prima Domenica di Avvento</p>
<p style="text-align: right;">P. Giuseppe, parroco</p>
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		<title>Parrocchia Sant&#8217;Antonio</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 22:25:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ai cresimandi e nubendi avviso:
Dal mese di Dicembre gli incontri si terranno settimanalmente nei seguneti giorni : ogni lunedì alle 20:30 per i nubendi , martedì ore20:30 per i cresimandi.
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<p>Dal mese di Dicembre gli incontri si terranno settimanalmente nei seguneti giorni : ogni lunedì alle 20:30 per i nubendi , martedì ore20:30 per i cresimandi.</p>
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