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L’anno paolino giunge ormai al termine.

29 giugno 2009

L’Apostolo che ha fatto di Cristo la ragione della sua vita ci ha accompagnati nel percorso e, indubbiamente, la nostra vita è cresciuta nella consapevolezza che niente ci potrà mai separare dall’amore di Cristo. Chi ci separerà, si domandava, infatti Paolo, dal Suo amore, la fame, la spada, la persecuzione, la morte le vita, nulla e nessuno ci potrà mai separare dall’amore di colui che è stato Crocifisso per noi. Cristo, la sua croce, il dono della sua vita è Lui, solo Lui il nostro vanto, la sua croce il nostro irrefutabile onore. La sua ignominia è la nostra grazia e la nostra giustificazione. Credo che il messaggio ultimo dell’amato apostolo sia racchiuso tutto in queste formidabili epressioni della lettera ai Romani.

26 Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; 27 e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio. 28 Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. 29 Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all`immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30 quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati. 31 Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. 34 Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? 35 Chi ci separerà dunque dall`amore di Cristo? Forse la tribolazione, l`angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36 Proprio come sta scritto:

Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno

siamo trattati come pecore da macello.

37 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. 38 Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, 39 né potenze, né altezza né profondità, né alcun`altra creatura potrà mai separarci dall`amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore. (Rm 8, 26-39).

Nulla potrà opporsi alla nostra crescita nella conoscenza e nell’amore a Cristo. E’ Cristo che rivela l’inconsistenza di ogni nostro calcolo, di ogni nostro progetto, di ogni nostra fittizia e lacerante ricchezza, tutto al suo confronto è spazzatura, tutto è niente, tutto è insufficiente ricchezza perché solo Lui rivela che l’uomo è fatto per il mistero, per accogliere il dono della sua presenza, della sua compagnia ai nostri giorni inquieti. Per chi ha conosciuto Cristo e la potenza del suo amore la fede è l’unico criterio della vita, e la fede è la grazia dell’incontro con una persona Vivente, l’avvincente amore che strugge il cuore affinchè tutto sia vissuto in Lui e nella pienezza del suo amore.

Lo esprime bene l’Apostolo in Fil 3, 10-13:

10E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, 11con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti. 12Non però che io abbia gia conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo. 13Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, 14corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Il cristiano è mistico per natura. È mistico perché appartiene a Cristo, è mistico perché Cristo è la ragione della sua vita e la consistenza della sua realtà. L’uomo è vero nella misura in cui si delinea in lui la piena statura di Cristo verso il quale siamo chiamai a crescere.

In un tempo in cui l’attivismo sembra stringerci in una morsa che ci stritola abbiamo bisogno di recuperare spazi alla nostra interiorità, dare tempo alla riflessione, alla preghiera, al silenzio, all’adorazione dove il “Sole dorato e Bello, Gesù Cristo, si offre a noi nella gentilezza del suo amore e nella delicatezza del suo bussare in attesa che qualcuno gli apra la vita, e allora è festa, allora le sorti si rovesciano perché è Lui che ci ospita e ci offre la cena della vita:

20 Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Ap 3,20

Non a caso Benedetto XVI ci ha indicato con molta discrezione i sentieri da percorrere. L’indizione dell’anno sacerdotale e la proposta dell’esperienza dell’umile prete di Ars è indice significativo per i pastori e per i fedeli al primato di Dio, alla semplicità del rapporto con Lui e all’incontro con la Sua misericordia soprattutto nel sacramento della riconciliazione. Il pellegrinaggio al Gargano e la sosta davanti alle spoglie di San Pio, autentico figlio dello stigmatizzato della Verna, ci ha richiamati ancora una volta alla semplicità dell’incontro con Dio nella sua misericordia. La misericordia è per gli uomini semplici, per quelli che non hanno se o ma da opporre al primato di amare nel cominciare per primi ad amare. Amare è prevenire nell’ amare. Previene nell’amore solo chi ama! Infatti Dio ci ha amati per primo donandoci in Cristo la misura senza misura dell’amore.

Paolo, Francesco, Antonio, Giovanni Maria Vianney, Pio da Pietrelcina, e tutta la schiera di amici che nella comunione dei Santi vivono in Dio donino a noi il coraggio di dire Si, il coraggio di amare lasciandoci amare, il coraggio di essere cristiani, cioè santi.

Ho trovato una preghiera di un anonimo a san Pio che vi propongo:

Tu che parli della terra al cielo,

ascolta il grido senza voce,

rotto da un pianto soffocato dalle lacrime

che tutti rende uguali

perchè uguale è il sapore amaro e salato del dolore.

Ascolta questa umanitá di sfruttati e sfruttatori,

di umiliati e umiliatori,

di perseguitati e persecutori.

Ascoltaci e inquietaci parlando del cielo alla terra.


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