« Parrocchia Sant’Antonio - Novena del Santo Natale in Parrocchia »

Saluto di avvento

30 novembre 2008

Care sorelle e  fratelli,

Il Signore vi dia pace!

Con il Tempo forte dell’avvento  inizia il nuovo anno liturgico che nella sua essenza è il mistero di Cristo celebrato dalla Chiesa che  vuol far crescere in noi la consapevolezza di essere il Popolo.
L’Avvento è il tempo dell’attesa che non può lasciarci nell’incertezza. Il disorientamento in cui tutti versiamo dovuto alla grave crisi economica dalle dimensioni planetarie sfida oggi  la nostra coscienza cristiana a rivedere i nostri quadri di riferimento. In chi o in che cosa abbiamo riposto la nostra fiducia e la nostra sicurezza? Molte famiglie del ceto medio avvertono il disagio di non poter arrivare alla fine del mese, possiamo continuare a reggere un tenore di vita fittizio e consumistico? La cultura del sospetto e della paura, i recenti attacchi terroristici in India, ci domandano una urgente revisione di vita e una rinnovata incrollabile e tenace fiducia nel Dio che guida la Storia malgrado i nostri disastri. Il nostro tempo domanda alla nostra coscienza cristiana fedeltà al Vangelo e a scelte evangeliche da concretizzarsi in una rinnovata cultura della solidarietà, della fraternità e amicizia fra i Popoli. Il tempo dell’Avvento e del Natale come non mai ci richiamano all’essenziale. Il tempo di crisi in cui versiamo, nonostante tutto,  è un tempo propizio e ricco di promesse a patto di non ridurre la nostra vita ad esteriorità. L’Avvento ci richiama a rientrare in noi stessi, dove possiamo ritrovare l’esaltante dignità di essere uomini che sanno bene dove andare: Cristo, Cristo da cui veniamo, Cristo verso cui camminiamo!
Siamo il Popolo di Dio in cammino nella Storia, siamo un Popolo che trova la sua consistenza nel fare della fede la professione della vita e della vita la celebrazione della fede.

In questo nuovo anno saremo accompagnati dal Vangelo secondo Marco e dalla domanda che  lo pervade: chi sei tu, o Cristo?
San Marco ci guiderà nel cammino della conversione e del permanente incontro con la Persona  viva di Cristo.
Permettiamo al Vangelo di attraversarci! Sia decisa e personale la risposta: Tu Gesù, sei il Cristo, il  Figlio di Dio.
E’ dall’ incontro con Cristo che scaturisce un nuovo quadro di riferimento da cui dipende tutta la vita. Il Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio, delimita un nuovo orizzonte esistenziale.
A Gesù, Figlio di Dio, domando per tutti noi la grazia di donarci la forza di fare della fede la professione della vita e della vita il luogo della celebrazione della fede.

Tre santi ci guideranno in questo itinerario. Tre Santi che si sono lasciati trasformare  dell’incontro con Cristo fino al punto da non poter nemmeno vivere senza Cristo, bellezza infinita di Dio. Tutto è stato Cristo per Paolo, per Francesco, per Antonio di Padova.  Di tutti e tre possiamo affermare ciò che Paolo affermava di se: questa vita che vivo nella carne la vivo nella fede del Figlio di Dio che m’ha amato e ha dato la sua vita per me. In questo consiste l’essere cristiani, vivere per Cristo. Si, miei fratelli, Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per ognuno di noi.
Questa è la nostra vita, questa la nostra libertà : seguire Cristo!
Antonio di Padova non è solo il santo titolare della nostra comunità parrocchiale, ne è anche l’ispiratore e il correttore. Ci aiuti ad operare scelte evangeliche e coraggiose. In nome di Cristo, Antonio liberò Padova dal flagello dell’odio, dell’usura, del vizio. In nome di Cristo, Antonio aiuti noi oggi a liberare la nostra vita dalla diffidenza, dal disorientamento, dalla cultura del relativismo e del nulla, dal consumismo di esperienze precarie e mai definitive. Ci ottenga Antonio di rompere con il peccato per poter vedere il Signore e non solo nel nostro ultimo giorno benedetto!

Vorrei ora soffermarmi con voi su alcune priorità che devono animare il senso della nostra appartenenza a Cristo nella Chiesa.
La parrocchia è la Chiesa che vive in un territorio, è la casa di Dio fra le case degli uomini, ognuna delle nostre famiglie costituisce la famiglia parrocchiale.
Nessuno si senta escluso, nessuno si senta superfluo, nessuno si senta estraneo!
Noi ci co-apparteniamo nella corresponsabilità.
La parrocchia non è fatta di organismi di partecipazione, né si identifica col parroco o con i suoi collaboratori. La parrocchia non è neppure un’agenzia di servizi più o meno di pubblica utilità.
A titolo esemplificativo prendo in considerazione tre realtà che rendono visibile il triplice modo di vivere Cristo e di Cristo all’interno della comunità di fede.

Il dono profetico. Nel battesimo noi siamo stati innestati in Cristo e siamo divenuti profeti. Ma che significa questo? Significa che ogni cristiano è presenza  di Cristo là dove vive, lotta e spera.
Tutti noi, primi fra tutti i genitori  e i catechisti, siamo, all’interno della comunità, il richiamo permanente a vivere e a trasmettere la fede, come incontro con Cristo. Chiediamoci se le famiglie sono luoghi che consentono l’incontro e l’esperienza di Cristo. E’ Cristo il criterio di valutazione delle nostre scelte esistenziali, educative, economiche? La fede in Lui è esperienza di interpretazione globale della vita? Siamo aperti al dono di Dio e alla condivisione nella solidarietà di ciò che siamo e di quanto abbiamo?
Ai catechisti, in modo particolare,  affido il compito di richiamare la nostra comunità a nutrirsi della Parola per essere servi della Parola là dove la Parola domanda di farsi carne. A tal proposito la lectio divina, è uno dei modi per far crescere in noi questa consapevolezza. La lectio divina è il mezzo naturale per far maturare in noi i sentimenti di Cristo. Da qui nasce anche il bisogno di curare la formazione permanente della nostra coscienza cristiana. Non si può essere ragionevolmente cristiani, oggi e qui,  arrestando la nostra conoscenza ed esperienza di Cristo al tempo della nostra prima comunione ( e per tanti anche l’ultima). In questo ambito così vitale per la sua vita, la parrocchia deve riscoprire la metodologia di Emmaus.
Cristo si accompagni al nostro camminare nella storia e faccia ardere il nostro cuore mentre Egli parla con noi e ci spiega il senso delle Scritture.

L’esercizio del dono regale di Cristo si esercita nel servizio della Carità. L’icona della lavanda dei piedi è peculiare della chiesa che si china sulla povertà dell’uomo piagato nel corpo e nello spirito. La parrocchia vuole essere esperta di umanità e di  civiltà dell’amore, nel dono della carità, di quella carità che trova nell’immagine del Samaritano il suo centro di vivo interesse.
E’ Cristo il Buon Samaritano che versa sulle nostre ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza. La caritas ha qui la sua ragion d’essere  collocandosi all’interno della comunità come coscienza critica del primato della carità, come esercizio della vita che celebra la fede. Carità è attenzione ai giovani e ai loro bisogni, carità è amore globale per la cosa pubblica, carità è attenzione e custodia del Fratello che vedo per amore di Colui che non vedo, carità è salvaguardia dell’ambiente e del creato, è amore per la giustizia, per la cultura, per l’onestà con Dio e con i fratelli. E’ condivisione dei bisogni perché è condivisione della vita. E’ possibile avviare una cultura della carità come esperienza di condivisione? Penso ad un  centro di ascolto, agli anziani, agli ammalati, ai disagiati e derubati di una speranza di vita dignitosa. Come la nostra comunità può scegliere la carità come luogo concretissimo di esercizio della fede? La dimensione caritativa della fede appartiene per essenza alla comunità cristiana e non può essere delegata ad altri. Faccio appello a tutti affinché tutti possiamo impegnarci, nel rispetto delle competenze di ognuno, nel servizio di Cristo servendo l’uomo.

Il dono sacerdotale si esercita nell’oblazione pura e santa del nostro culto spirituale.
Si! Siamo un Popolo di sacerdoti, chiamati a parlare di Dio alla Terra e della Terra a Dio. Il primato della preghiera è la sorgente pura del nostro impegno cristiano nel mondo.
Siamo una comunità di fede e non di servizi, siamo una comunità di sequela e non di volontariato, siamo una comunità di fratelli e non di estranei, siamo concittadini dei santi e familiari di Dio. Educarsi alla preghiera è educarsi alla gratuità e alla liberalità di Dio amante della vita.
Ho voluto che nel luogo che ritengo il cuore della nostra parrocchia, il plesso dove si tiene il catechismo e dove si esercita il servizio della carità, vi fosse il SS. Sacramento perché è dall’Eucaristia che nasce e nell’Eucaristia culmina il nostro amore per gli uomini.
L’adorazione mensile, le celebrazioni della Parola e dei Sacramenti siano sempre più il centro della nostra vita. Mi permetto suggerire alle famiglie la preghiera di compieta, ossia la preghiera prima del riposo notturno. Vi sia nelle nostre case, la stanza bella, un angolo in cui esporre una Icona, un Crocifisso, il Libro della Scrittura e  un lumino che ci richiami al senso della nostra esistenza pasquale. Siano le nostre persone fiamme vive che ardono e nel consumarsi illuminino le persone che amiamo, e perché no, anche i nostri nemici.

Fratelli e amici carissimi, non vi chiederò denaro,- a volte pur necessario-,  non vi chiederò servizi da rendere, non vi chiederò il superfluo del vostro tempo e dei vostri interessi. Attendo che ognuno di voi, nell’offrire se stesso, mi domandi di essere aiutato a vivere la sua fede.

Ringrazio tutti quelli che rendono un servizio alla comunità come espressione della propria fede e come movimento del cuore che restituisce al Signore, nella Sua comunità, il dono prezioso di se stessi. San Paolo ci ricorda che l’unico debito che dobbiamo avere, gli uni verso gli altri, deve essere quello di un amore vicendevole perché ognuno è debitore a Dio proprio di se stesso.

Ricompensi il Signore con il dono di Sé chiunque dona se stesso.
Buon anno liturgico a tutti.

Mercato S. Severino, 30 novembre 2008
Prima Domenica di Avvento

P. Giuseppe, parroco


2 risposte per ' Saluto di avvento '

Sottoscrivi i commenti con RSS o TrackBack per ' Saluto di avvento '.

  1. Maria Pia e famiglia ha scritto:

    il 2 dicembre 2008 alle 11:08 am

    Caro Padre Giuseppe…siamo tutti in famiglia orgogliosi di averLa come guida!
    Grazie per la sensibilità cristiana tesa ad educare le nostre coscienze attarverso la cultura evangelica!Appreziamo molto la Sua sincera sensibilità e, nel nostro piccolo, discreto agire, ci adoperemo per poter realizzare piccole azioni degne dei Suoi insegnamenti!
    Che il Signore Le conceda sempre maggiore e più intensa energia per tutti Noi della Parrocchia.

  2. Maria ha scritto:

    il 2 dicembre 2008 alle 11:08 am

    Caro Padre Giuseppe…siamo tutti in famiglia orgogliosi di averLa come guida!
    Grazie per la sensibilità cristiana tesa ad educare le nostre coscienze attarverso la cultura evangelica!Appreziamo molto la Sua sincera sensibilità e, nel nostro piccolo, discreto agire, ci adoperemo per poter realizzare piccole azioni degne dei Suoi insegnamenti!
    Che il Signore Le conceda sempre maggiore e più intensa energia per tutti Noi della Parrocchia.

Scrivi una risposta