Una Chiesa in cammino sulla via della Bellezza
11 novembre 2007+ Bruno Forte
Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto
Una Chiesa in cammino sulla via della Bellezza
A conclusione del Sinodo diocesano consegno a quanti Dio ha voluto affidarmi due lettere:
una sulla Trinità, infinita Bellezza, sorgente, grembo e patria del nostro pellegrinaggio terreno; l’altra sulla Chiesa, icona della Trinità nel tempo, tenda di Dio fra gli uomini, in cui i pellegrini della fede trovano la loro dimora nell’amore dei Tre che sono Uno.
Lettera sulla Trinità
Mi dici: aiutami a conoscere il Dio in cui credi! Vorrei allora parlarti di Dio raccontando l’amore: a incoraggiarmi a farlo è Giovanni, l’Apostolo che ha posato il capo sul petto di Gesù nell’Ultima Cena e ha meditato per tutta la vita sulla rivelazione offerta agli uomini proprio attraverso quel cuore, perché è lui ad assicurarci che “Dio è amore” e che “chi non ama non ha conosciuto Dio” (1 Giovanni 4, 8 e 16). In realtà, Dio stesso nella Bibbia ci ha raccontato la storia del Suo amore per noi. È un racconto che comincia da sempre in vista di un solo fine: renderci partecipi dell’infinito amore. Per questo Dio ci ha creato, chiamando ciascuno di noi ad esistere proprio come è: e per questo ognuno di noi è un dono di Dio! Quando l’uomo ha usato la libertà avuta in dono per rivoltarsi contro di Lui, questo Dio d’amore ha sofferto, ma ha rispettato la scelta della Sua creatura. Ce lo racconta una delle più belle parabole di Gesù: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto…” (Luca 15,11-13).
La storia, però, non finisce qui: Dio ama troppo gli uomini per abbandonarli a se stessi. Davanti al nostro rifiuto manifesta la profondità e l’audacia del Suo amore: invia Suo Figlio, che si fa uomo come noi e si consegna alla morte per amore nostro: “In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri… Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Giovanni 4,9-11 e 16). Dare la vita per un altro significa amarlo dell’amore più grande: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Giovanni 15,13). Così ci ama Dio. La Croce è la dichiarazione d’amore di Dio per noi, la rivelazione del cuore divino. La ragione per cui Dio ci ama tanto è che Dio è in se stesso amore.
Ecco il centro e il cuore del messaggio cristiano, ecco la sorgente, il grembo e la meta di tutto ciò che esiste: Dio è amore! Ecco quanto di più importante ci sia dato da pensare! Provo a farlo con Te, nel modo più semplice possibile, consapevole di balbettare appena parole d’amore sul mistero santo da cui veniamo, in cui ci muoviamo ed esistiamo e verso cui andiamo nel cammino del tempo. Se Dio è amore, è facile capire come non possa essere solitudine in se stesso: perché ci sia un rapporto d’amore bisogna essere almeno in due. Amare soltanto se stessi non è amore, è egoismo. Dio amore è allora almeno uno che ama da sempre e uno che da sempre è amato e ricambia l’amore: un eterno Amante e un eterno Amato. Colui che ama da sempre è la sorgente dell’amore: egli non è mai stanco di cominciare ad amare e ama per la sola gioia d’amare. È Dio Padre nell’amore, infinitamente libero e generoso nell’amare, da null’altro motivato all’amore che dall’amore: “Dio non ci ama perché siamo buoni e belli, ma ci rende buoni e belli perché ci ama” (San Bernardo).
L’altro, l’eterno Amato, è Colui che accoglie da sempre l’amore: è l’eterna gratitudine, il grazie senza principio e senza fine, il Figlio. Quando il Figlio si fa uomo, si unisce a ciascuno di noi: perciò il Padre, amando Lui, ama anche ognuno di noi uniti a Lui, amati nell’Amato, fatti capaci di ricevere l’amore, che è la vita eterna di Dio. L’amore perfetto, però, non si chiude nel cerchio dei due: “Amare non significa stare a guardarsi negli occhi, ma guardare insieme verso la stessa meta” (Antoine de Saint- Exupéry). Il Padre e il Figlio vivono un amore così ricco e fecondo da rivolgersi insieme ad una Terza Persona divina, lo Spirito Santo. Lo Spirito è Colui nel quale il Loro amore è sempre aperto a donarsi, a “uscire da sé”: perciò lo Spirito è detto dono di Dio, fonte viva dell’amore, fuoco che accende in noi la capacità di ricambiare l’amore con l’amore. E perciò alita sulla creazione nel primo mattino del mondo e sulla nuova creazione, di cui è segno e promessa la Chiesa, nel giorno della Pentecoste. In quanto poi è l’Amore ricevuto dal Figlio e donato dal Padre, lo Spirito è anche il vincolo dell’amore eterno, l’unità e la pace dell’Amante e dell’Amato. Nello Spirito tutti siamo abbracciati dall’amore che unisce, libera e salva.
In quanto Amore, Dio, dunque, è Trinità, eterno evento dell’amore, che unisce i Tre che sono Uno, il Padre, eterna provenienza dell’Amore, il Figlio, eterno avvento dell’Amore, e lo Spirito, avvenire dell’Amore eterno, Colui nel quale l’amore divino, da sempre uguale a se stesso, è sempre nuovo, eternamente giovane e insieme immutabile nella Sua fedeltà. Questa eterna storia d’amore ci è stata raccontata nel segno supremo dell’abbandono di Gesù in Croce: la Croce è la storia dell’eterno Amante, il Padre, che consegna Suo Figlio per noi; dell’eterno Amato, il Figlio, che si consegna alla morte per amore nostro; e dello Spirito Santo, l’amore eterno che li unisce fra di loro e li apre al dono che essi fanno a noi, rendendoci partecipi della vita divina. Questi Tre sono uno: non tre amori, ma un unico, eterno ed infinito amore, l’unico Dio che è amore.
Si può dire allora che “vedi la Trinità, se vedi l’amore” (Sant’Agostino): e vedi l’amore se guardi la Croce dove il Padre offre per noi il Figlio, mentre lo Spirito – rappresentato in forma di colomba – sta fra l’uno e l’altro, quasi a unirli e ad aprire il loro amore a noi. La Croce è il racconto della Trinità di Dio, la rivelazione dell’infinito amore: perciò, spesso nella tradizione occidentale la Trinità divina è stata rappresentata con la scena di Dio Padre che regge fra le braccia il legno della Croce, da cui pende il Figlio abbandonato, mentre la colomba dello Spirito unisce e separa l’Amante e l’Amato, l’Abbandonato e Colui che Lo abbandona (vedi la Trinità di Masaccio in Santa Maria Novella a Firenze). L’Oriente cristiano ha voluto trasmetterci lo stesso messaggio con la scena dei tre Angeli che apparvero ad Abramo alle querce di Mamre e che erano uno, scelti come figura delle tre Persone divine che accolgono gli uomini nel cerchio del loro amore al banchetto della vita (come fa Andrei Rublev nella celebre icona della Trinità conservata a Mosca).
Prova allora a fermarti davanti a un Crocifisso o all’icona in cui i tre Angeli ti chiamano a entrare nel dialogo divino dell’amore: disponiti ad ascoltare la dichiarazione d’amore di Dio. Cerca di unirti al Figlio amato, abbandonato e risorto alla vita per Te, e di sentire l’amore del Padre che Ti avvolge e lo Spirito che Ti unisce a Gesù e in Lui al Padre. È un’esperienza bellissima questa di sentirsi amati da Dio: allora, avvolto dall’amore dei Tre, capirai che Dio Amore non è una parola vuota, una storia lontana, ma il racconto dell’eterno Amore, che è venuto a narrarsi nel tempo perché ciascuno di noi, ascoltandolo e credendo all’amore dei Tre, si lasci raggiungere e trasformare da questa eterna storia d’amore… Vuoi provarci anche Tu? Chiedilo a Dio così: “Dio tre volte Santo, Trinità divina, aiutami a confessare con le labbra e col cuore l’infinita bellezza del Tuo amore: di Te Padre, eterno Amante da cui proviene ogni dono perfetto, di Te Figlio, eterno Amato che tutto riceve e tutto dona, di Te Spirito Santo, Amore ricevuto e donato, vincolo della carità eterna ed estasi dell’eterno dono. In Te, Trinità Santa vorrò nascondermi, per essere amato nell’Amato ed imparare ad amare qui nell’umile fedeltà del tempo e per sempre nel giorno dell’amore che non muore. Amen! Alleluia!
Lettera sulla Chiesa
Mi chiedi: parlami della Chiesa! Lo faccio volentieri nel solo modo che mi è possibile, come uno che la ama dal più profondo del cuore. Amo la Chiesa! La amo come un figlio ama la madre che gli ha dato la vita. La trovo bella e degna d’amore, anche quando qualche ruga copre il suo volto o quando mi sembra di non capire fino in fondo le sue scelte e i suoi tempi. Se penso al dono che la Chiesa mi ha fatto generandomi alla vita divina col battesimo, o all’aiuto che mi dà facendomi crescere nella fede alla scuola della Parola di Dio, se rifletto su come mi ha nutrito e mi nutre col pane della vita che è il corpo stesso di Gesù o mi ricordo di tutte le volte che Dio perdona i miei peccati attraverso il sacramento della riconciliazione, se medito sulla grazia della mia vocazione e della mia missione, riconosciute e accolte dalla Chiesa, sento la gratitudine riempirmi il cuore. Perciò l’impulso ad amarla e il desiderio di renderla sempre più credibile e bella sono in me più forte di ogni ragione contraria.
È mia convinzione profonda, maturata nell’esperienza degli anni e alimentata dalla fiamma viva della fede, che la Chiesa non nasce da una convergenza di interessi umani o dallo slancio di qualche cuore generoso, ma è dono dall’alto, frutto dell’iniziativa divina: dire che la Chiesa è il popolo di Dio non è per me una espressione qualunque, una definizione astratta, ma la confessione umile che è lei ad avermi fatto incontrare il Dio vivente, origine, senso e patria della mia vita. Penso la Chiesa così come è stata voluta da sempre nel disegno del Padre, colgo la sua preparazione nell’alleanza divina con il popolo eletto Israele, la vedo donata dal Signore Gesù a tutti gli uomini come casa e scuola della comunione, realizzata mediante l’effusione dello Spirito Santo, riconosco in lei il seme e l’inizio del Regno promesso.
Sì: credo la Chiesa! Credo che essa è opera di Dio e non dell’uomo, inaccessibile nel suo mistero più profondo ad uno sguardo puramente umano. Credo che la Chiesa è “mistero”, tenda di Dio fra gli uomini, frammento di carne e di tempo in cui lo Spirito dell’Eterno ha preso dimora. E perciò so che la Chiesa non si inventa né si produce, ma si riceve: è dono che va accolto incessantemente con l’invocazione e il rendimento di grazie, in uno stile di vita contemplativo ed eucaristico. Allo sguardo della mia fede, generata nel cuore della Chiesa Madre, la Chiesa si offre come “icona della Trinità”, immagine vivente della comunione nel Dio, che è Amore, popolo generato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Proprio così so che la varietà dei doni e dei servizi, suscitati in ciascuno dei battezzati dall’azione dello Spirito Santo, non solo non compromette, ma esprime ed arricchisce la profonda unità del popolo di Dio. E riconosco quali segni e servitori di questa unità i pastori, dal Papa, Vescovo della Chiesa di Roma, che presiede nell’amore alla comunione di tutta la Chiesa, ai Vescovi in comunione con Lui, ai Sacerdoti che in ogni comunità sono inviati dal Vescovo. Nell’amore ai Pastori, segno di Cristo Pastore sommo ed eterno, nella docilità alla loro guida, quanti hanno ricevuto il dono della fede, della speranza e della carità entrano in dialogo fra di loro e crescono nella comunione. È la comunione di un popolo di credenti adulti e responsabili, capaci di pronunciare con la vita tre grandi “no” e tre grandi “sì”.
Il primo “no” è quello al disimpegno, cui nessuno ha diritto, perché i doni ricevuti da ognuno vanno vissuti nel servizio degli altri: a questo “no” deve corrispondere il “sì” alla corresponsabilità, per cui ognuno si faccia carico per la propria parte del bene comune da realizzare secondo il disegno di Dio. Il secondo “no” è alla divisione, cui nessuno può sentirsi autorizzato, perché i carismi vengono dall’unico Signore e sono orientati alla costruzione dell’unico Corpo, la Chiesa: il “sì” che ne consegue è quello al dialogo fraterno, rispettoso della diversità e volto alla costante ricerca della volontà del Signore per ciascuno e per tutti. Il terzo “no” è alla stasi e alla nostalgia del passato, cui nessuno deve acconsentire, perché lo Spirito è sempre vivo ed operante nella vita e nella storia: a questo “no” deve corrispondere il “sì” alla continua riforma, per la quale ognuno possa realizzare sempre più fedelmente la sua vocazione e la Chiesa tutta possa celebrare la gloria di Dio. Attraverso questo triplice “no” e questo triplice “sì”, la Chiesa si costruisce come comunione di uomini e donne, adulti e responsabili nella fede, uniti fra loro nell’amore.
Quanto bisogno c’è di questa comunione! Di fronte all’arcipelago di solitudini, che è spesso la società in cui ci troviamo, dove ognuno sembra estraneo all’altro e fatica a uscire da sé nel dono dell’amore, la comunione della Chiesa rappresenta veramente la buona novella: è così che vorrei si mostrasse a tutti la nostra Chiesa, e a questo scopo vorrei portare con generosità il mio contributo di discepolo e di pastore per suscitare e coltivare con tutti relazioni di rispetto e di reciproco amore, che siano un’immagine eloquente della comunione trinitaria, e accendano in chi è lontano il desiderio del Dio dei cristiani e dell’esperienza di Lui, offerta nella Chiesa. In questo consiste la missione affidata al popolo di Dio: essere luce delle genti per la forza della fede e della carità, offrirsi credibilmente come Chiesa dell’amore, capace di attrarre gli uomini a Dio, mostrando loro la bellezza dell’incontro con Gesù, che cambia il cuore e la vita.
Sì: sogno la Chiesa sempre più missionaria, non secondo uno spirito di conquista che sappia di potere umano, ma in uno slancio di servizio e di dono, che vuol dire a tutti quanto è bello essere discepoli di Gesù e quanto il Suo amore possa riempire il cuore e la vita! Certo, la Chiesa è e resta un popolo in cammino, pellegrino verso la patria del cielo. Perciò, ogni presunzione di essere arrivati va considerata una tentazione: sogno la Chiesa impegnata nella sua continua purificazione e nel suo rinnovamento, inappagata da qualsiasi conquista umana, solidale con il povero e con l’oppresso, vigile e critica verso tutte le realizzazioni miopi di questo mondo. Ciò non potrà significare in alcun modo disimpegno o critica a buon mercato: la vigilanza chiesta ai discepoli di Gesù è costosa ed esigente. La speranza della patria, che ci fa stranieri e pellegrini in questo mondo, non è sogno che alieni dal reale, ma forza che sostiene l’impegno per la giustizia e per la pace nell’oggi del mondo. Spero con tutto il mio cuore che la Chiesa sia sempre più il popolo della carità, testimone della gioia e della bellezza che non delude, libera e generosa nel suo impegno al servizio della giustizia per tutti, capace di dialogo rispettoso con tutti, a cominciare da quello con i “fratelli maggiori”, i figli d’Israele, per andare a quello con gli altri cristiani, al dialogo con l’Islam e con i credenti di tutte le fedi, a quello con chi non crede o è in ricerca. Proprio così la Chiesa si pone al servizio della pace, favorendo vincoli di amicizia e di rispetto con tutti, operando fattivamente per la giustizia e la reciproca accoglienza fra gli uomini, che sono le indispensabili condizioni di una pace vera e duratura.
Certamente, per il credente in Cristo l’ascolto non è solo l’attitudine da tenere davanti a Dio e agli altri, ma è anche lo stare in Dio, nello Spirito, per il Figlio, dinanzi al Padre. È per questo che il cristiano non rinuncerà mai ad annunciare con le parole e con la vita, con dolcezza e rispetto, che Dio si è coinvolto nella storia degli uomini con l’incarnazione del Verbo e la missione dello Spirito: si tratta di un annuncio di amore, che dovrà coniugare la proclamazione del Vangelo, a cui tutti hanno diritto, con l’autenticità del dialogo, per far avanzare l’intera famiglia umana verso la pienezza del tempo in cui “Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 15,28) e il mondo intero sarà la Sua patria. Questa Chiesa del dialogo e della missione è la Chiesa dell’amore per cui Gesù ha pregato: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola” (Gv 17,21). È la Chiesa di cui mi riconosco figlio, che amo e propongo a tutti come dono da accogliere e in cui entrare per imparare sempre più ad amare nel cuore di Dio. È la Chiesa che vedo realizzata in Maria, Vergine Madre del Figlio, che accoglie il dono e a sua volta lo dona, pronta sempre a intercedere per noi. È la Chiesa che vorrei costruire insieme anche a Te, con l’aiuto di Dio.
A Lui, che è Padre nell’amore, Ti invito a rivolgerti con me nella forza dello Spirito, che in noi grida “Abbà, Padre”, e nella fiducia dell’intercessione di Gesù, Figlio eterno fatto carne per noi: Padre Santo, da Te viene la Chiesa, popolo pellegrino nel tempo, chiamato a celebrare senza fine la lode della Tua gloria. In Te vive la Chiesa, icona del Tuo amore, comunione nel dialogo e nel servizio della carità nella sequela del Tuo Figlio Gesù e nella forza dello Spirito. Verso di Te tende la Chiesa, segno e strumento della Tua opera di riconciliazione e di pace nella storia del mondo. Donami di amare questa Chiesa come Madre e di volerla con tutta la passione del cuore Sposa bella del Cristo, senza macchia né ruga, una, santa, cattolica e apostolica, partecipe e trasparente della vita dell’eterno Amore nel tempo degli uomini, perché sia luce di salvezza per tutte le genti. Te lo chiedo per Lui, che con Te vive e regna nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen!
+ Bruno
Padre Arcivescovo
Chieti, Cattedrale di San Giustino, 26 Maggio 2007, Veglia di Pentecoste


